il Venerdì di Ripubblica
In questo numero: recensione di libri inesistenti, Stefano Di Lorito, il nuovo album inesistente di John Lennon vivo,
Antologia dell’Orrido, Giandiego Marigo e i tesori di un uomo
Editoriale: Sono in accappatoio. E’ venerdì mattina e temo che dovrò scrivere l’editoriale per questo stupido inserto che mi sono inventato ieri su FacciadaLibro. Potrei andare al mare. Nessun martire è pagato abbastanza. Ok, iniziamo.
Ah-ehm.
Eccoci qui con il primo numero de Il Venerdì di Ripubblica (N.d.R. mh, bell’inizio, Kain. sigh).; sei pronto a leggere la pagina web più lunga della storia? Ti basta il monitor, amico/a? (N.d.R. o cribbio, Kain. Taglia corto). Vi proporremmo il meglio della cultura del mondo parallelo della Ripubblica. Mh. Dateci un occhio.
ANTOLOGIA DELL’ORRIBILE
Titoli tremendi per libri angoscianti
La sub-cultura del terzo millennio
di Stefano Di Lorito
Editrice IL PARADOSSO
Collana : Gli Strunzi
C’eravamo tanto armati
La guerra fredda non è mai finita
Il piccolo dittatore
Storia di un ego gigantesco in un corpo minuscolo e una personalità discutibile
Le tre puttanelle
Storia di 3 sorelle iniziate male e finite peggio
Matricola 666
Il caporale del diavolo
Le parabole che non ti ho detto
Tutto quello che Gesù non ci ha voluto, o potuto, dire.
Centomila vecchiette all’addiaccio
La crisi globale e la terza età
La stregua
Storie di emulazioni popolari
Guerra e Tace
La pace è soltanto un mito
La nettezza (Urbana)
L’incredibile vita di un operatore ecologico svizzero
Mondi in collusione
Le dinamiche della corruzione tra classi sociali incompatibili
Le ricette della Grande Piramide
Come mangiare e bere per prepararsi all’Era dell’Acquaio
Capitali coraggiosi
Le vite di tre grandi speculatori
Il manuale di nonna quacchera
Integralismo religioso per l’infanzia
LETTERATURA
Il nostro scrittore, pensatore e poeta Giandiego diventa un ricercatore e un tesoriere: indaga su una vita, quella di un barbone, scatola di segreti, non una semplice presenza. Ogni giorno perdiamo tantissimi segreti, innumerevoli tesori. Giandiego qui è un pirata buono, un archeologo dell’anima di questo tizio. Prova a portare a galla i suoi tesori.
IMMAGINI
di Giandiego Marigo
È morto un barbone
Là in quell’angolo buio
Malvestito e poi puzza
Ha le croste sul volto
Sorride però
quegli occhi che fissano il cielo
appaion sereni
Era un uomo qualunque
Poi un giorno è partito
Con la mente e col cuore
Ha lasciato ogni cosa
Ha mollato il lavoro
S’è venduto la casa
Ed è andato…cercando
Ha girato nel mondo
Ha cercato il suo Dio in ogni strada
Forse ha anche trovato qualcosa
Quel che invece è sicuro
È che il mondo lo ha visto
Anche tutto
Non lo ha mai raccontato ad alcuno
“ A che vale la vita se ti scordi
di vivere
resta solo una pausa fra nascita
e morte”
diceva…
e ha vissuto
sui monti del Pamir…
ha camminato…
per le strade a New York
ha cantato
con i neri in Burundi,
ha ballato
con gli indiani nei canyon,
conosceva
…le favelas di Rio
ha bevuto
…cuba libre all’ Habana
sapeva
…del Buddha
conosceva se stesso
un Hippy direte…no
solamente un barbone
ed un saggio
Un racconto inedito dello scrittore Stefano Di Lorito, uomo dedito all’arte e alla follia che rischia la vita nella realtà: i suo sogni potrebbero creare un universo parallelo pericoloso, buchi neri mai così grandi.
Ora anche Ripubblicano
IL DOMATORE DI PENNE
di Stefano Di Lorito – illustrazione di Kain Malcovich
Ho sempre voluto fare il giornalista. Fin da quando vidi, da bambino, il film “Quarto potere”.
Mi esaltai a vedere tutti i film di giornalismo, anno dopo anno. Intanto studiavo come una bestia, sempre ottimi voti. Il liceo, poi l’università, sempre fra i migliori.
Dopo gli studi e la laurea, la vera gavetta, i veri insegnamenti della vera vita.
Il primo impiego in un piccolo quotidiano di provincia, a scrivere di cicli della semina, allevamento di suini e festività religiose.
Il giornalista scrive di tutto, sa scrivere di tutto, e in fondo è come se sapesse tutto.
Ho fatto carriera. Con l’appoggio giusto al momento giusto si arriva in alto. Funziona così. È una di quelle verità che non insegnano a scuola, ma che tutti imparano molto presto nella vita.
I giornali sono imprese commerciali e politiche, come ogni altra cosa umana. La cultura con la C maiuscola non appartiene al giornale, se non per dargli un minimo di spessore, nella pagina culturale appunto. Una farcitura. Un modo per dire “guardate che potremmo disquisire su Proust o Kant per giorni interi, non lo facciamo soltanto perchè voi non siete all’altezza. E noi non siamo così spocchiosi”. Autorevolezza e simpatia in un unica soluzione.
Sono diventato direttore, seguendo diligentemente la gavetta, i suggerimenti dei miei sponsor politici, e la rigorosa filosofia “cintura e bretelle”. Mai farsi trovare col sedere scoperto. Meglio una notizia in meno che una causa o un nemico in più. Punto.
Sono passati sotto la “mia scuola” ormai centinaia di giovani aspiranti giornalisti. Li ho visti arrivare da me, come pulcini sotto le ali di mamma chioccia. Tutti pieni di compunzione e coscienza della nobile missione. Tutti traboccanti di arguzia e cultura e intelligenza. Tutti pieni di ideali e di desiderio di verità.
Tutti con la penna affilata e temprata al sacro fuoco del mito.
E a tutti ho spuntato la penna, come avevo dovuto fare io, e come migliaia di altri prima di me.
Ad uno ad uno, questi giovani leoni sono stati addomesticati, le loro penne smussate, i loro artigli limati. Fino a renderli tutti docili e partecipi del comune interesse.
Il giornalismo è mestiere. Non è arte. Non è studio. Non è guerra. Non è religione. Soprattutto non è rivoluzione.
Il mondo lo cambiano altri, se ci riescono, il giornalista riporta soltanto la notizia che il mondo sta cambiando.
Ho allevato generazioni di giornalisti, sotto le mie ali ingrigite e annoiate. Ho fatto scenate e fatto piangere fior di ragazzoni e legioni di ragazzotte. Per il loro bene, per insegnargli il mestiere.
Ci vuole poco a bruciarsi in questo campo. Basta un articolo un poco sopra le righe, una frase un poco malevola verso qualche potente, o amico di potente, o amico di amico di amico….
Chi avrebbe detto che dopo tanti anni avrei visto tutta la faccenda da questa nuova posizione, da questo nuovo punto di vista.
A volte le vita sorprende. Raramente, ma a volte lo fa.
Stavo “domando” la nuova ragazzina, 23 anni, fresca di laurea in storia moderna.
Aveva preparato un pezzo di costume, sulla stagione balneare. Solo che l’aveva riempito di riferimenti ad abusi edilizi, inquinamenti fraudolenti, speculazioni, processi, nomi, luoghi, sembrava si fosse andata a studiare tutti i fattacci della riviera degli ultimi 50 anni.
Gran bel pezzo, non c’è che dire, perfino divertente nella sua stesura ritmata, ironica e appassionata.
Roba da far chiudere il giornale, o far saltare tutte le poltrone, da quella dell’amministratore delegato, alla mia, fino a quella dell’usciere invalido.
Ho dovuto domare la ragazzina. Un ragnetto di 55 chili scarsi. Occhialuta e brufolosa.
Ha cercato di tenermi testa. Ho dovuto, come spesso succede, alterarmi ad arte. Ormai so urlare meglio di un sergente maggiore anziano dei Marines.
Al primo urlo è impallidita.
Poi man mano che rincaravo la dose, ha ripreso colore, passando da un bel rosa carnicino, a un ramato rosso-arancione, fino a un rosso infuocato.
Io intanto continuavo la mia missione formatrice, impartendo a lei e, per la forza dei miei polmoni, anche a tutti i colleghi, un’ennesima lezione sul giornalismo moderno.
Mi aspettavo ormai di vederla scoppiare in lacrime e probabilmente scappare via come un povero animaletto braccato.
Lei invece si è tolta gli occhiali. Ha preso la mia grossa e preziosa stilografica di marca dalla scrivania, l’ha scapucciata, e me l’ha infilzata nel petto. Me l’ha infilzata nel cuore!
Adesso sono a terra, riverso malamente tra la scrivania e la poltrona girevole.
Da questa posizione vedo la mia stanza completamente diversa.
Chi avrebbe mai pensato che il piano della scrivania, sotto fosse così pulito, virgineo; niente macchie di inchiostro e caffè, molto più caffè che inchiostro a dire il vero.
Invece la mia poltrona, sotto, è tutta una ragnatela, è tutta un grumo di polvere accumulata in anni di redazione coscienziosa e attenta.
La stilografica doveva essere ben affilata, la sento dentro al petto, brucia. Sento colare il sangue e altro sangue sento salire su per la gola. Chi avrebbe mai pensato che una penna stilografica di marca potesse diventare un’arma bianca.
E chi avrebbe mai pensato che quel ragnetto di ragazza, occhialuta e brufolosa, potesse avere tanta forza e tanta follia.
Da questa posizione supina, sento la moquette sotto le dita, è ruvida e secca, come la mia lingua.
Vedo tutti i miei redattori, dal basso in alto, che strana visione, li avevo sempre visti dall’alto al basso.
MUSICA
Dopo 7 anni e un viaggio in Cina, John Lennon torna con il suo nuovo album, Old Diary, contenente una versione acustica del suo successo dell’89, “This word for this world, this heart for this earth” e il singolo che stiamo ascoltando alle radio “I saw a man on the last avenue” . L’abbiamo trovato più scuro, più duro, un pò sprinsteeniano, ma con tanta voglia di fare musica e tornare nelle classifiche: dopo lo schivato attentato dell’80 il senso di colpa è uno dei temi ricorrenti in questo e in nei due album precedenti. Lennon torna ad uno stile più acustico rispetto al precedente sperimentale “Bang, Big Bang Baby”. L’album è godibile, ma da ascoltare in alcuni momenti. Forse troppo lungo. John, non è il caso di mollare e lasciare spazio alle nuove leve? Ormai la storia l’hai già fatta.

